Mobbing: azioni e reazioni per uscirne al meglio

Mobbing è uno dei mali più crudeli che si possano osservare nell’ambito lavorativo.

È una pratica che purtroppo, anche in Italia, continua ad aumentare. Spesso viene in qualche modo collegato, per trovare una sorta di inutile giustificazione o alibi, alla crisi economica ed alle leggi “troppo” protettive verso il dipendente.

Non esistono giustificazioni al Mobbing. È una pratica scorretta ed incivile, inaccettabile e vergognosa perché lede i principali diritti non solo del lavoratore, ma della persona stessa in quanto essere umano.

Definizione di Mobbing

Il termine mobbing deriva:

  • dal verbo “to mob” che significa assalire, molestare
  • dal sostantivo “mob” che significa folla, calca o gentaglia

In psicologia il termine Mobbing sta ad indicare un insieme di comportamenti aggressivi di natura psicologica e verbale.
In Etologia, una disciplina scientifica che studia i comportamenti dell’animale e dell’uomo, il Mobbing è un particolare comportamento messo in atto da alcune tipologie di animali nei confronti di un predatore. Questi animali, riunendosi in gruppo, attaccano il predatore al fine di spaventarlo e dissuaderlo dall’attacco.
Negli anni 70 l’etologo Konrad Lorenz utilizzo per primo il termine Mobbing per descrivere un particolare comportamento aggressivo tra i componendi di una stessa specie, al fine di escludere un membro dal gruppo.
Nel 1972, un medico svedese utilizzo il termine come sinonimo di bullismo.
Negli anni 80 si arrivò, grazie allo psicologo svedese Leymann, alla definizione attuale che indica il Mobbing come “una comunicazione ostile, non etica, diretta in maniera sistematica da parte di uno o più persone generalmente contro un singolo individuo, progressivamente spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e/o di difesa”.

Nonostante il termine venga prevalentemente utilizzato per descrivere abusi nel contesto lavorativo, in generale Mobbing indica un comportamento violento che un gruppo rivolge verso un suo membro. Quindi può essere applicato anche nei contesti famigliari, scolastici, sociali in genere.

Mobbing sul lavoro

Di solito il mobbing sul lavoro consiste nel vessare e perseguitare il dipendente, il collega o il collaboratore con diversi comportamenti ostili e violenti di natura psicologica, talvolta addirittura fisica, con l’obiettivo di indurre la persona ad abbandonare volontariamente il proprio posto di lavoro piuttosto che ricorrere al licenziamento ove possibile oppure ad un ricollocamento in altre mansioni.

Come avviene il mobbing?

Alcuni esempi di mobbing sono:

  • svuotamento delle mansioni
  • rimproveri e richiami continui sia in pubblico che in privato anche per questioni banali
  • Attribuzione di compiti eccessivi, in grado di provocare seri disagi alle condizioni fisiche e psicologiche del lavoratore
  • isolamento fisico e comunicativo
  • esclusione da qualsiasi attività aziendale
  • Maltrattamenti verbali e offese personali, calunnie sistematiche
  • Atteggiamenti miranti ad avvilire o a intimorire ingiustamente, anche in forma indiretta

Possiamo identificare 3 principali tipologie di Mobbing sul lavoro:

Mobbing down up: accade quando è la persona gerarchicamente superiore a subire azioni persecutorie e violente. Nonostante siano casi piuttosto rari, si possono identificare quando i sottoposti non riconoscono l’autorità del loro responsabile. Si rifiutano di eseguire i compiti assegnati, insultano il proprio capo, lo inducono in situazioni stressanti e denigratorie.

Mobbing gerarchico o Bossing: in questo caso il “carnefice”, detto anche mobber è in una posizione superiore nella gerarchia aziendale. Quindi un dirigente, un manager o un capoufficio che abusa della sua posizione di potere. Spesso vengono messi in atto una serie di comportamenti che hanno lo scopo di costringere una persona alle dimissioni, in alcuni casi solo perché antipatico o “incompatibile” caratterialmente con il capo.

Mobbing orizzontale: in questo caso i comportamenti vessatori vengono perpetrati dai colleghi verso una o più persone. Spesso le cause sono relative a motivi di incompatibilità caratteriale, per motivi sessuali, religiosi oppure per motivi etnici e razzisti.

Come riconoscere il mobbing sul lavoro?

Bisogna stare attenti nell’identificare il vero Mobbing da situazioni più lievi come leciti rimproveri o situazioni temporanee di stress e di difficoltà.

Dato che il Mobbing è considerato un reato, anche se in Italia non esiste una legge specifica, serve sempre un po’ di cautela onde incorrere in situazioni ancora più spiacevoli.

Consiglio di rivolgersi, prima di iniziare qualsiasi azione, ad uno psicologo del lavoro e ad un avvocato specialista di questi argomenti. Perché se un datore di lavoro viene accusato di un reato non configurato in realtà come tale, potrebbe avere delle reazioni spiacevoli verso il dipendente.

Uno psicologo tedesco, Harald Ege, nel 2002 ha pubblicato un metodo, chiamato ”Metodo Ege”, per il riconoscimento del Mobbing tramite la verifica di 7 parametri.
Non sono un esperto giuridico né un avvocato ma, da quanto ho letto sull’argomento, questo metodo è stato utilizzato, insieme al questionario “LIPT-Ege” da vari tribunali per la valutazione del mobbing e per la quotazione del danno subito a fini risarcitori.

Riporto di seguito I 7 parametri del modello:

  1. Ambito lavorativo: il conflitto deve svolgersi sul posto di lavoro
  2. Frequenza: Le azioni ostili devono accadere almeno alcune volte al mese (salvo il caso del “sasso nello stagno”)
  3. Durata: il conflitto deve essere in corso da almeno sei mesi; almeno tre mesi nel caso del “Quick Mobbing”
  4. Tipo di azioni: le azioni subite devono appartenere ad almeno due delle cinque categorie del “LIPT Ege” (salvo il caso del “sasso nello stagno”)
  5. Dislivello tra gli antagonisti: la vittima è in una posizione di inferiorità
  6. Andamento secondo fasi successive: La vicenda ha raggiunto almeno la seconda fase (“L’inizio del Mobbing”) del modello italiano Ege a sei fasi
  7. Intento persecutorio: Nella vicenda deve essere riscontrabile un disegno vessatorio coerente e finalizzato, composto da scopo politico, obiettivo conflittuale e carica emotiva e soggettiva

Per quanto riguarda il questionario, cerca su Google. Ne ho trovati diversi, in particolare di alcune associazioni specializzate contro il Mobbing.

Gli effetti del Mobbing sul lavoro

Le conseguenze dell’attività del Mobbing si ripercuotono principalmente sul mobbizzato, cioè la vittima delle vessazioni.

Esiste una lunga lista di possibili problemi di salute che possono comparire nella persona che subisce azioni di mobbing.
Alcuni esempi:

  • nervosismo di alta intensità
  • stress
  • difficoltà respiratorie
  • tachicardia
  • cefalea
  • vertigini
  • disturbi gastro-intestinali
  • disfunzioni del sonno e del riposo
  • disfunzioni sessuali
  • difficoltà di concentrazione
  • ansia
  • alterazioni del comportamento
  • problemi relazionali e altri ancora…

Ma oltre alla salute, anche l’aspetto economico ne risente. Visite mediche in forma privata perché i tempi della mutua sono lunghissimi…, magari alcune delle quali specialistiche. Per non parlare poi dell’eventuale abbandono del posto di lavoro “perché non ce la faccio più…”

La cosa che rende ancora più stupido il Mobbing è che anche l’azienda subisce danni sia in termini finanziari che economici.
Ad esempio, il costo legato al numero maggiore di visite mediche richieste dal dipendente; i costi legali alle eventuali cause da affrontare, oltre la perdita di tempo prezioso.
Non solo: un dipendente mobbizzato riduce considerevolmente le sue performance, spesso si rifugia in lunghi periodi di malattia e ferie. Non è collaborativo (ci mancherebbe pure…) e propaga malessere nell’ambiente lavorativo.

Insomma, il Mobbing non ha senso di esistere!

Le aziende dovrebbero prendere misure efficaci ed efficienti al fine di combattere questa piaga sociale.

Cosa fare contro il Mobbing

Come ho già detto in precedenza, il Mobbing è un reato penale! Quindi, nonostante non esistano ancora delle leggi specifiche, i mobber possono essere perseguiti attraverso una serie di azioni legali che si appellano a risoluzioni europee, principi costituzionali, articoli del codice civile e lo statuto dei lavoratori.
Ci sono poi una serie di sentenze della Cassazione su questo tema che si pronunciano a favore di una protezione a favore dei lavoratori nei casi di abuso da parte dei datori di lavoro.

Ecco cosa fare se pensi di essere una vittima di Mobbing:

Richiedi una consulenza a professionisti

La prima cosa da fare, secondo me, è rivolgerti a dei professionisti del settore.
Avvocati e psicologi del lavoro hanno gli strumenti per verificare se ci sono le condizioni necessarie per denunciare il (presunto) mobber e per sostenerti in eventuali cause legali. Esistono anche associazioni specializzate in questo settore. Fai una ricerca e vedrai che ne troverai diverse.
Oppure organizzazioni sindacali che offrono supporto sia in termini di consulenza che di tutela legale.

Resta calmo e lucido!

È importante non perdere la calma per non finire dalla parte sbagliata. Alcuni comportamenti, spinti dal nervosismo e dalla frustrazione, si possono rivolgere contro di te. Mai diventare aggressivi ed impulsivi.
Cerca di non fare commenti negativi sulle persone, anche se ti senti nella ragione di farli.
Cerca di avere un dialogo costruttivo e positivo con i capi al fine di mediare e risolvere la questione diplomaticamente. Parla di fatti oggettivi e non di opinioni. Evita le lamentele e le minacce di querele o di denunce.

Documentare

Nel caso in cui la diplomazia non funzioni e fosse necessario intraprendere un’azione legale, è molto importante avere le informazioni che documentino i fatti.
Ricordati di tenere tutto ciò che possa dimostrare azioni vessatorie nei tuoi confronti. Scrivi la tua storia
Se ti scrivono email, salvale in un posto sicuro. Tieni un diario di ciò che accade aggiungendo date, informazioni e quant’altro che possa servire a dimostrare ciò che hai subito. Verifica se ci sono dei colleghi che sono disposti a testimoniare. Tieni traccia delle conseguenze psicologiche e fisiche delle azioni subite.
Se devi fare delle comunicazioni, cerca di farle sempre in forma scritta.

Proteggi gli altri ambiti della tua vita

Cerca di non portare fuori la tua frustrazione scaricando rabbia sulla tua famiglia, sui tuoi amici e sui tuoi cari. Certamente parlarne con loro ti sarà di aiuto, ma fallo con “tranquillità”, in maniera oggettiva e non compulsiva-ossessiva. Loro sono lì per supportarti, ascoltarti ed aiutarti. Ci sono molti casi in cui la vittima di mobbing perde la famiglia e gli amici, inconsciamente fa terra bruciata intorno a sé. Non cadere nella depressione e nello scoramento. Se pensi di esserci fatti aiutare da uno psicologo. Non rischiare di perdere ciò che è importante per te nella vita.

Reagisci strategicamente al Mobbing

Non diventare passivo ma diventa proattivo. Certo, se sei vittima di mobbing non è facile ma credo sia la cosa più utile da fare.
Come?

Innanzitutto non far diventare il tuo principale scopo di vita “farla pagare al tuo capo, alla tua azienda”, quantomeno non deve essere il primario.
Posso capire che la rabbia possa portarti a questo ma è più importante la tua vita della vendetta.

A tal proposito ti racconto una breve storia:

Un giorno un serpente entro’ in un laboratorio di falegnameria..trascinandosi passo’ sopra ad una sega e si ferì leggermente..
Ad un certo punto torno indietro e con tutta la sua furia..morse la sega e così facendo rimase gravemente ferito alla bocca..Quindi senza capire cosa stava succedendo e pensando che la sega lo stesse aggredendo,decise di circondare tutta la sega con il suo corpo.. attorcigliandosi intorno ad essa con tutta la sua forza..ma fini’per suicidarsi da solo..
A volte reagiamo con rabbia per ferire chi ci ha ferito..
Ma dopo tutto ci rendiamo conto che stiamo facendo del male a noi stessi..
Nella vita a volte è meglio ignorare delle situazioni..ignorare persone e i loro comportamenti e le loro parole..
Le persone dicono e fanno molte cose..ma sta a te decidere se ti interessano,molte volte e meglio non reagire per non subire conseguenze che talvolta possono essere dannose..
Quindi non lasciare mai che l’odio si impossessi della tua vita..

Focalizzati su di te. La cosa più importante è la tua soddisfazione lavorativa, la tua qualità della vita.
Quindi sviluppa una strategia per trovare la tua strada verso questo obiettivo.
Acquisisci consapevolezza di te stesso, valuta con mente strategica il contesto, elabora nuove possibilità di azione.
Il ricorso alle vie legali ad esempio, dovrebbe far parte di una strategia di ampio respiro secondo me, nella quale potrebbe esserci la possibilità di cambiare il posto di lavoro.

Il mio lavoro da Coach può esserti utile su questo aspetto. Se sei interessato possiamo parlarne. Contattami.

Conclusioni

Io penso che chi subisce del Mobbing dovrebbe denunciare il fatto. E non solo per via legale.
Perché denunciare il Mobbing e condividere la propria storia può essere utile a dare coraggio ad altre vittime, offrire consapevolezza alla comunità e alla società, lanciare un segnale di monito ai datori di lavoro che pensano ai loro collaboratori come oggetti di cui possono disporre e non come persone libere e dignitose.

Il mobbing va combattuto, deve essere estirpato dalla nostra cultura.

Perché non può esistere una società civile senza il valore del rispetto delle persone, dei lavoratori.

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