Stai pensando di organizzare delle attività di team building aziendale? Lascia perdere: sprechi solo soldi e tempo.

Sì, so bene che il team building viene considerato uno dei modi migliori per rendere più coeso il team e, di conseguenza, aumentarne la produttività. Ma raramente le cose vanno in questa direzione. Soprattutto se il tipo di team building che hai in mente è la vacanza a Formentera o il body rafting alle Gole dell’Alcantara.

Perché il team building non serve a niente

Il team building aziendale non serve a niente perché quello che più comunemente si mette in pratica è in realtà una banalissima attività di gruppo, che non apporta alcun beneficio reale, concreto e misurabile all’azienda. Anzi, il team building classico, più che rendere coeso il team, può portare a un’ulteriore frammentazione. Non è raro, infatti, che, alla fine del progetto, qualcuno decida di alzare i tacchi e dirigersi verso lidi più felici.

Vuoi un esempio concreto?

Ti racconto un’esperienza che mi ha riportato una mia cliente, che chiameremo Elisa. Elisa lavorava in un’importante azienda, dove negli ultimi tempi erano cambiate diverse cose. Era cambiata l’organizzazione, erano cambiati i vertici e questo aveva causato un certo scompiglio all’interno del suo team. Lei, come gli altri, era stanca e nervosa. E questo, naturalmente, si ripercuoteva sulla sua performance.

L’AD ha quindi deciso, dall’alto e senza coinvolgere nessuno, di organizzare una cena in vista del Natale come attività di team building. Ma non una cena normale: un “team building cooking”. I membri del team avrebbero dovuto cucinare tutti insieme appassionatamente il pesce e poi mangiarselo.

Sai qual è stato il risultato? L’azienda ha registrato un ROI negativo perché questa modalità di team building non ha dato alcun tipo di beneficio al team. Ma non solo: subito dopo, ha anche perso una sua manager. Perché Elisa, che non cucina nemmeno a casa sua e men che meno il pesce, che le fa schifo, si è licenziata a gennaio.

Con il team building l’azienda ha quindi solo gettato benzina sul fuoco, anziché migliorare la situazione.

Le caratteristiche del team building aziendale inutile

Questo tipo di team building ha delle caratteristiche ben precise:

  • È imposto dall’alto. Nessuno chiede a chi dovrà partecipare alle attività se le ritengano utili e, soprattutto, se siano disponibili a partecipare. Il team building viene deciso dal capo, senza coinvolgere anima viva;
  • Le attività sono gli hobby del capo. Al capo piace sciare? Allora tutti a sciare! Al capo piace il mare? Allora tutti al mare! Il capo ha una passione per il pesce? Tutti a cucinare pesce! E nessuno che si chieda se, all’interno del team, ci sono persone che tremano al sol pensiero di dover andare in montagna; se ci sono persone che non sanno nuotare; se ci sono vegani o semplicemente persone che odiano il pesce;
  • È focalizzato sull’aspetto ludico. Divertirsi quando si fa team building va benissimo, ma non bisogna scordarsi che l’obiettivo è quello di imparare giocando, non di giocare e basta. Il team building inutile se lo scorda spesso e volentieri;
  • Non è misurabile. I tuoi collaboratori, quelli che ti rimarranno, ti diranno sempre che è stato tutto meraviglioso e che lo rifarebbero domani. Ma sappiamo bene che, tolto qualche entusiasta, nella maggior parte dei casi non è vero. I tuoi collaboratori ti diranno qualunque cosa tu voglia sentirti dire, anche se non è la verità. Perché, così come non conviene rifiutarsi di fare team building, non conviene nemmeno essere sinceri.

Il team building aziendale che fa la differenza

Il team building aziendale che funziona e su cui vale la pena investire è quello che ha come obiettivo primario, non il divertimento, non la nascita di nuove amicizie, ma il miglioramento delle interazioni tra i membri.

Se la mia collega, ordinatissima e precisa, ha difficoltà a lavorare con me, che sono un tornado, non è sul nostro rapporto personale che dovremmo lavorare, bensì sulle nostre interazioni. Cioè, su come far convivere in modo armonico le due modalità di lavoro. E per raggiungere questo risultato, non ci basterà andare all’acquario di Genova a vedere i pesci nuotare.

Il focus del team building fatto bene dovrebbe essere più sulla formazione che sul gioco. Il gioco è importante – perché quando ci si diverte si impara meglio – ma non può essere l’aspetto prevalente. Bisogna sempre avere in mente che il team building è un’attività aziendale in cui si lavora su di sé e sugli altri, non un momento di relax.

Il mio team building, ad esempio, lavora molto sui KPI. No, non i Key performance indicator, ma i Know people inside. Le mie attività sono incentrate sulla scoperta dei talenti e dei punti di forza, attraverso test di assesment scientifici, che permettono di conoscere in modo preciso come funziona una persona a livello lavorativo.

Attività di questo tipo danno la possibilità alle persone di capire i propri colleghi. E dunque di cambiare punto di vista su di loro, sviluppando una maggiore consapevolezza sul modo in cui lavorano, al fine di trovare soluzioni alternative per lavorare meglio insieme.

Il lavoro sui talenti dà inoltre la possibilità di conoscere meglio sé stessi e quindi di aumentare la fiducia nelle proprie capacità, migliorando l’autostima.

Il tutto, ovviamente, in un clima rilassato, di gioco, dove la curiosità e la voglia di sperimentare può nascere e svilupparsi in tutte le persone coinvolte.

Per mettere in pratica questo tipo di team building aziendale non dovrai necessariamente spendere caterve di soldi raggiungere giungle remote. Questo tipo di team building è flessibile: potrai metterlo in pratica semplicemente liberando una una stanza in azienda oppure, organizzarlo, insieme al coach e ai tuoi collaboratori, in un contesto alternativo e piacevole, come hotel, agriturismi o cantine.

Se hai voglia di provare questa modalità alternativa di team building aziendale o vuoi semplicemente saperne di più, contattami compilando questo form.